La memoria della tradizione

Laboriosità e devozione alle radici di una identità culturale.



Le tavole di San Giuseppe lunghe tavolate apparecchiate con tovaglie bianche con al centro l’effige del Santo sono caratterizzate da grossi pani a forma di ciambella con diversi simboli impressi, arricchiti con un finocchio e un’arancia. Le pietanze tradizionali sono: i vermiceddhri, la massa con ceci e cavoli, maccheroni col miele, lampascioni, stoccafisso, pesce fritto, cartellate, olio e vino.
Nel periodo precedente la festa le famiglie devote (per grazia ricevuta o come segno di propiziazione) preparano il pane, la pasta e la "massa e ciceri" recitando preghiere.
Lo spirito della tradizione bandisce atteggiamenti del tipo "ne metto un po' da parte" o "ne lascio un po' per tizio o caio" e la famiglia devota non può mangiare nulla delle pietanze distribuite se non le rimanenze.

 

La tradizione rammenta un gesto di generosità delle persone più abbienti del paese nei confronti dei poveri, una festa, una necessità per colmare le pochezze materiali. Oggi la tradizione delle "Tavole" esprime la devozione per S. Giuseppe diventando simbolo di ospitalità verso tutti, turisti compresi.
I paesi che conservano intatta questa antichissima usanza principalmente sono: Giurdignano, Poggiardo, Uggiano la Chiesa, Cerfignano, Cocumola, Minervino di Lecce, Casamassella, Otranto.


foto di: Barbara Baldassarre da: "A Tavola dalla signora Adele"